Come Dio Comanda [Recensione]
Mente questa storia, e lo fa dalla prima pagina, quando il colore delle scene viene descritto sotto una pioggia battente, pericolosa, che vuole oscurare la vera natura dei protagonisti di questo viaggio.
Un uomo che vive del suo fingersi padre, un figlio che da sempre osserva il mondo con occhi spenti.
Un disabile che nella sua timidezza nasconde i suoi sogni sprovveduti, un disperato che cova l’illusione di essere diverso da quello che nessuno, a parte sè stesso, si aspetta da lui.
E’ la parabola di un ambiente gretto e volgare, di uomini ( tutti loro senza esclusioni ) pesati per il loro immaturo e inoppugnabile rapporto con la vita, incapaci di incidere se non attraverso la tragedia, che nasce nella teatralià di un gesto orribile ma insensato per poi concludersi all’epilogo di un altro gesto, folle ma cosciente. Entrambi orchestrati nominalmente da chi è destinato ad odiare tutto, ma anche a rimanere impunito.
Dal dio del titolo che comanda, disinteressandosi, gli eventi e le persone.


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