Paradossalmente parlando, i morti siamo noi

•Dicembre 20, 2007 • Lascia un Commento

A distanza di qualche giorno dalla straordinaria vittoria accreditata alla moralità dello stato italiano, la notizia della stessa scivola, al di fuori dei sacri confini, nel più imbarazzante dei silenzi.
Non c’è molto da meravigliarsi, in effetti.

La credibilità di cui godiamo ci garantisce a stento dei posti a margine nei circoli che contano davvero e mi parrebbe davvero anacronistico pretendere che l’ONU ci faccia da cassa di risonanza per la più classica vittoria di Pirro targata 2007.

La stampa internazionale ci ha regalato un bel cenno di disinteresse, preferendo non prendere spunto dalle decine di colonne reboanti sbattute in prima pagina su tutte le testate nazionali.

Ci illudiamo di contare ancora qualcosa e persino di essere ancora qualcuno a livello mondiale, quando fatichiamo a riconoscerci in un’identità nazionale. Forse basterebbe ammettere e ripartire da questo singolo pensiero per ricostruire un’identità e una dignità nazionale.

Forse.

ghigliottina

Attriti

•Dicembre 1, 2007 • Lascia un Commento

Attenderò che tutto sia finito, prima di osservare nuovamente quei cuori, avviluppati e stretti assieme al punto da sanguinare.

Non c’è spazio per chi non può vedere e i rintocchi delle campane, a loro dedicati, sono di un tratto più antichi di questa insolente polvere, genitrice del nulla e figlia del mio tempo.

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Di Scelte e Opportunità

•Novembre 13, 2007 • Lascia un Commento

Lo strumento più potente, e forse improbo, di cui l’uomo abusa è quello di esercitare il suo diritto a scegliere.
Arma incredibile, la scelta.
Autentica genitrice del concetto di causa ed effetto, si articola costantemente nella vita di chiunque, dando vita a quell’infinita ed intrecciata serie di legami che costituiscono, ad oggi, il reale.
Realtà, la nostra, probabilmente improvvisata da quella serie di gesti noncuranti che siamo abituati ad utilizzare nelle svariate situazioni che ci si presentano davanti, anche nel breve arco di una singola, stupida giornata.
Non è che banale retorica, la mia, ma frutto di una ben precisa scelta, quella di prendere coscienza di un sistema ben più grande di ognuno di noi, benché inconsapevole di sé stesso. Vero motore, quanto mai mobile, che induce il tutto a spingersi verso qualcosa che, nella migliore delle ipotesi, ci è ignoto.

Quello che sappiamo, o che siamo abituati a pensare, è che la forza del singolo è inefficace rispetto all’immensità di tutto il resto, ma è difficile altresì pensare che le sue scelte non siano condizionanti per altri. Ogni azione che compiamo è frutto di una scelta e, per quanto meccanica e scontata, questa ci qualifica come persone, riconoscendoci quel tratto di unicità di cui ognuno di noi si ritiene, a torto o ragione, scientemente o meno, enormemente fiero.

Penso quindi Sono.

Una scelta deliberata, quella di continuare ad essere.
Una scelta costante che, talvolta, viene messa in discussione nei miliardi di cuori in cui implicitamente sussiste. E il mio cruccio, all’interno di questo mare di pensieri in cui boccheggio con leggerezza, è sapere se tutto questo, se la mia vita come oggi la conosco, è per mia scelta.
Perché non considerare che, alla base di tutto, una forma primitiva di noi stessi, sia stata artefice della decisione più semplice?
Quella di essere.
Vada come vada.

A parte questo tutto bene

•Ottobre 24, 2007 • 1 Commento

Non ci sono motivazioni a tutto questo.
Forse, ciò che comincia con queste righe, è solo uno spazio inesistente che vuole essere riempito da qualcosa.
Da niente.

O, magari, questo è un espediente un po’ bizzarro, nato allo scopo di presentare un’ indole più che una persona. Soggetto e, ad oggi, protagonista di non chiara e facile collocazione, frutto della consuetudine di reprimersi, mai capace di esplodere in qualcosa di reale e che decide di raccontare, su queste pagine, una razionalità di cui ci si poteva, un tempo, ritenere padroni.

Cerco questo spazio per dare voce ad una fenditura nata nel mio animo, prima di diventare irriconoscibile a me stesso, sperando che questa finestra che ho deciso di aprire non finisca con l’inghiottirmi in un deserto più arido di quello che ad oggi vedo possibile.

Ne ho bisogno, senza motivo.

E, qualora invece il motivo non solo esista ma avesse di che celarsi persino a me, allora sarebbe come scoprire di indossare un cuore e non di averne uno.