If you come, I’ll tell you all

Il vecchio Ford Transit bianco fila agli ottanta chilometri all’ora in prima corsia.
Su uno dei vetri posteriori, dal lato del passeggero, una decalcomania bianca, “Vieni a Gesù”, fa il paio con un adesivo, più recente, appiccicato sul paraurti posteriore “Superami se non vuoi baciarmi il culo”.
Alla guida, il braccio muscoloso appoggiato sul finestrino, un donnone maestoso, con i capelli, tra il bianco e il biondo, raccolti in una austera coda.
Dall’alto dei suoi 130 chili, Gemma osserva lo specchietto retrovisore, a cui è appeso uno spesso rosario nero, che riflette per un attimo il leggero intreccio di venuzze rosee delle guance; con la mano destra picchietta sul volante al ritmo di un vecchio successo di Venditti, “…ma quanta strada, per rivederti ancora…”.
“E’ quasi il grande giorno, quel vecchio bastardo assatanato deve pagare” pensa “e con tutti gli interessi del caso. Per troppo tempo non mi sono accorta di nulla, per 15 lunghi anni ho mancato ai miei doveri di sorella. “

E, come spesso accade, i pensieri appena formulati scivolano sulla strada incolpevole, mentre la rabbia monta e si riversa in nuvole di imprecazioni su chiunque avesse deciso di raccogliere il suggerimento dell’adesivo.
Quel maledetto adesivo, ricorda, era l’unico che si era salvato dall’epurazione dei suoi simili, avvenuta immediatamente dopo aver siglato il passaggio di proprietà del furgone da suo cugino, Antonio, a sua sorella, Giada.
Nonostante il prezzo fosse davvero basso, Gemma l’aveva sempre e apertamente ritenuto un affronto. Il transit, oltre ad essere stato tappezzato di scritte e/o targhette oscene durante il folle addio al celibato di quest’ultimo, era stato anche, nei nove mesi successivi, il suo unico domicilio. Naturale conseguenza del fatto che, dopo sole tre settimane di matrimonio, il neo marito aspettava ben due figli da due donne diverse, e nessuna di queste era sua moglie.
Però il “mezzo” aveva davvero colpito il cuore e l’immaginazione della piccola Giada, portandola ad ignorare gli influssi negativi generati dal suo ex proprietario. Occorsero 8 lunghissime ore di olio di gomito per poter intravedere nuovamente il colore originale della carrozzeria (per quanto smangiato dalla colla) e, a quel punto, ne furono necessarie altre 2 per decidere se era il caso di salire a bordo e portarsi a casa quella bagnarola oppure di metterci definitivamente una pietra sopra, dire addio ai quattro soldi spesi e abbandonarla con tutti gli oneri e nei pressi della discarica.

Giada aveva 18 anni e tanta voglia di viaggiare, Gemma dall’alto dei suoi 28 pensava che il Transit non fosse il mezzo più adatto per farlo ma si sa, le sorelle maggiori devono lamentarsi, sennò quale sarebbe il loro ruolo?
“E accidenti se aveva viaggiato! Durante la prima estate era andata e tornata da Toledo, passando per Sanremo, Marsiglia, Barcellona” l’ombra di un sorriso percorre il volto di Gemma, a Dronero la sorella si spostava in ciclomotore ma, ogni volta che la scuola e il lavoro glielo concedevano, saltava sul furgoncino e via: Pinerolo, isola d’Elba, Cortona, Aosta, gite da un giorno o gite da un mese, “Ciao sorellona, io vado, non stare in pensiero, ti chiamo io”.
Il Transit non l’aveva mai abbandonata durante i suoi giri, mai neanche un guasto piccolo piccolo, sembrava non volesse deluderla, imbrigliato nella frizzante vitalità di Giada e dei suoi amici.
Durante il giro delle Dolomiti, nella primavera dei suoi vent’anni, Giada aveva conosciuto, all’Antica Birreria di Pedavena, un militare della base NATO di Aviano, Charlie Cancello.
“Cazzo”, imprecò fra sè e sè Gemma ” sono passati 11 anni da quando conobbe quell’americano e 9 da quando, insieme a Charlie, incontrò quel maledetto santone a Firenze”

Undici anni vissuti senza sincera intenzione, trascorsi all’oscuro di molte cose.
Undici anni maledetti, bugiardi nel loro fingersi sereni.
Gemma si lascia ad andare ad un lungo sospiro, mentre la spia della benzina si aggiunge a quella dell’acqua e dell’olio, illuminando in un semaforo di colori il cruscotto del transit.
Una sosta all’area di servizio era quanto mai imperativa.
Distrattamente lo sguardo cade sullo specchietto retrovisore e nei suoi lineamenti riflessi si scopre stanca. Stanca degli eventi, delle situazioni difficili. Della solitudine.
Undici anni fa sua sorella prendeva inconsapevolmente la sua strada e ora, nel presente, Gemma si riscopriva vecchia e in balia di eventi quanto mai inaspettati.
La telefonata, in cui sua sorella aveva riversato la rabbia e le lacrime che le aveva nascosto in questo decennio, l’arresto di quel ciarlatano d’un santone e soprattutto il ritrovamento di quel fantomatico milione di dollari.

Un paradigma fatto di problemi, erede della tanto abusata massima di chi nasce già con qualche debito addosso.
Soldi Facili.

A Giada i soldi non erano mai interessati, troppo giovane e troppo innamorata della vita per pensare ai soldi. Firenze, in primavera, è tutto un fiorire di turisti, di coppiette innamorate, di giapponesi che cliccano furiosi sulle loro
macchinette ultra tecnologiche smaniosi di rapire un pezzo della bellezza immortale di questa città. In mezzo a tanto incanto, sorridente e tranquillo, seduto in un tratto poco frequentato del lungarno, l’uomo immobile osserva lo
scorrere del fiume. Una torma di hippies lo circonda silenziosa, in calma attesa, ritmando con un lieve movimento del corpo l’incedere del tempo.
Giada e Charlie, con i loro zaini, sono nuovamente diretti a Piazza della Signoria, ancora qualche foto e poi si ritorna al monotono tran tran di tutti i giorni. Charlie è stato spostato in una base Nato in Turchia ma ha accettato di buon
grado di passare qualche giorno con la sua amica italiana. “Chissà che fanno eh Charlie?” “Vedi quello più vicino al fiume? E’ il loro chief, in USA vanno in giro vestiti in tunica, arancia, spesso in aeroporti, spesso cantano hare krishna, conosci ?”
“Secondo me non sono discepoli Hare Krishna, sono tutti vestiti di giallo tranne quello vicino al fiume che probabilmente è la loro guida, andiamo a vedere ?”
Naturalmente la risposta era stata affermativa e altrettanto naturalmente Giada aveva prolungato la vacanza di qualche giorno mentre Charlie rientrava diligentemente, e senza possibilità di scelta, alla base. Ecco, li era incominciato il progressivo allontanamento da casa, prima semplici incontri, riunioni spirituali, poi veri e propri ritiri in luoghi isolati e poco accessibili. Ogni volta che Giada rientrava a casa era felice, gioiosa, smaniosa di vivere come lo era sempre stata, ma via via che trascorrevano i giorni iniziava ad incupirsi, a chiudersi in se stessa, a lavorare distrattamente.


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